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Guida al comando di emergenza negli impianti (1)

1. Premessa

L'emergenza (elettrica) è un evento che può verificarsi sia negli impianti che sulle macchine. La nostra trattazione si limita ad esaminare la problematica relativa agli impianti (trattata nella norma CEI 64-8), riservandoci di dedicare una analoga trattazione ai sistemi di arresto per emergenza delle macchine (che viene trattata in numerose norme e direttive, CEI EN 60204-1, UNI EN 418, Direttiva 98/37/CE, tanto per citarne alcune).

Il termine comando di emergenza può essere usato per indicare sia una

  • Interruzione di emergenza : operazione destinata ad interrompere l'alimentazione di energia elettrica a tutto l'impianto, o ad una sua parte, quando si presenta un rischio di shock elettrico od altro rischio di origine elettrica

sia una

  • Chiusura di emergenza: operazione destinata a fornire energia elettrica ad una parte d'impianto destinata ad essere utilizzata in situazioni di emergenza.

Il comando di emergenza deve quindi discriminare tra:

•  parti dell'impianto che devono essere sezionate perché pericolose (es. in modo da consentire l'uso dell'acqua per estinguere un incendio);

•  parti dell'impianto che devono restare alimentate perché necessarie (tipicamente: pompe antincendio, illuminazione di sicurezza di un locale di pubblico spettacolo, etc.), e

•  parti dell'impianto che devono venire alimentate proprio dal comando di emergenza per contrastare la situazione di pericolo (es. azionamento di porte tagliafuoco).

Il comando di emergenza quindi deve agire selettivamente e non in maniera indiscriminata su tutto l'impianto.

2. Scopo del comando di emergenza

L'obiettivo di un comando di emergenza deve essere quello di mettere in sicurezza, disalimentando tutte le parti di impianto non necessarie e/o pericolose e lasciando alimentati i circuiti che servono per gestire l'emergenza. Mettere in sicurezza significa ad esempio:

  • Bloccare o limitare la propagazione di un incendio, agendo sulle pompe di trasporto di liquidi infiammabili
  • Impedire una possibile esplosione agendo sulle valvole di intercettazione di un gas
  • Permettere lo spegnimento di un incendio con acqua, senza pericolo di folgorazione
  • Fermare i movimenti pericolosi di macchine che sono azionate elettricamente
  • Eliminare una possibile causa di innesco elettrico di un incendio
  • Lasciare alimentati i circuiti dei servizi utili in caso di emergenza (illuminazione, rilevazione incendi, rilevazione fumi, porte azionate elettricamente, diffusione sonora antipanico, ascensori per l'evacuazione, etc.)

3. Differenza tra comando di emergenza ed arresto di emergenza

L'arresto di emergenza è un tipo particolare di comando di emergenza da utilizzare quando sia necessario interrompere movimenti di macchine che possano causare pericoli. La norma CEI 64-8 riporta alcuni esempi di utilizzo dell'arresto di emergenza:

  • Scale mobili
  • Nastri trasportatori
  • Porte azionate elettricamente
  • Alcuni tipi di macchine utensili
  • Impianti di lavaggio auto

Quasi tutti gli impianti e le macchine con organi in movimento rientrano nel campo di applicazione della Direttiva Macchine, recepita in Italia con il DPR 459/96. Di conseguenza la responsabilità della realizzazione del comando (arresto) di emergenza (figura 1), come della sua installazione nel quadro a bordo macchina, spetta al costruttore della macchina e non all'installatore della linea di alimentazione della macchina. Per questo motivo, come già detto, questa guida prettamente impiantistica, non si occupa del comando di emergenza sulle macchine.

4. Caratteristiche del comando di emergenza

  1. Deve essere innescabile solo tramite azione manuale, cioè deve essere affidato alla valutazione della situazione di pericolo da parte dell'uomo, quando altri sistemi automatici di protezione non sono intervenuti, o non sono stati sufficienti;
  2. Deve essere facilmente accessibile non soltanto a personale specializzato, ma potenzialmente a tutti per consentirne l'azionamento in modo immediato, e quindi non può essere posto in quadri o locali chiusi a chiave;
  3. Deve essere prevalente su eventuali altri comandi;
  4. Deve interrompere l'alimentazione con un'unica azione, anche se esistono più alimentazioni al locale su cui agire. Al riguardo vanno fatte un paio di precisazioni; se il locale su cui agire è un ambiente molto esteso, si può valutare la possibilità di suddividere l'emergenza in settori e quindi di avere diversi comandi di emergenza che agiscono su zone diverse. La logica di questa soluzione sta nel fatto che più l'ambiente è esteso e meno ha senso interrompere l'alimentazione ovunque. La seconda precisazione è legata alla possibilità fisica di avere più punti dai quali si possa attivare l'emergenza, cioè di poter installare diversi comandi di emergenza che agiscono però sullo stesso sgancio.
  5. Deve essere realizzato attraverso un organo di comando (pulsante a fungo, interruttore rotativo, interruttore automatico, maniglia, comando a pedale, comando a fune, comando a leva, etc.) di colore rosso su sfondo di contrasto (in genere giallo); (vedi figura 2)
  6. Non deve essere realizzato attraverso prese a spina;
  7. Deve essere disposto in modo da essere facilmente identificabile, anche tramite cartelli;
  8. Non deve essere consentita la rialimentazione, dopo avere azionato il comando di emergenza, senza una chiara azione volontaria da parte di personale addestrato;
  9. Deve essere in grado di interrompere la corrente di pieno carico della parte di impianto su cui deve agire;
  10. Deve garantire una completa affidabilità nel tempo, anche se il suo azionamento è molto raro;
  11. In caso di rischio di folgorazione, deve interrompere tutti i conduttori attivi, ad eccezione del PEN.


Fig. 1 Pulsante per l'arresto di emergenza


continua...

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